Le origini del naif - I NAIF DI GIANNI CIULLA

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Le origini del naif

LA PITTURA NAIF
 
 

Il naif è un fenomeno sociale e artistico proprio dei tempi moderni e nasce dalla frattura profonda fra la triade arte – critica – mercato e l’isolamento nel quale vive il puro appassionato. L’arte naif, specchio del territorio psicologico del pittore, non si inserisce volutamente in alcuna corrente dell’arte moderna (prova ne sia che è assente nella manualistica storico-artistica, anche dalla monumentale Storia dell’Arte Italiana edita da Einaudi che pure tratta dell’arte popolare, che è altra cosa del naif), ma ciò nonostante risulta essere sempre attuale e riconoscibile sotto ogni cielo, anzi si fa un vanto di essere spontanea, ingenua, incorrotta, lontana da ogni ismo. “L’arte naif non contiene messaggi. E’ una manifestazione di gioia che ci riporterà nel giardino dell’Eden dove tutti siamo nati e da cui ci ha allontanati la conoscenza” (Larkin)
Gli artisti abitualmente considerati naifs, provenienti da contesti culturali e realtà sociali piuttosto marginali, sono in prevalenza pittori e scultori autodidatti o che comunque non hanno compiuto un percorso formativo di tipo canonico. Veri e propri “maestri popolari della realtà”, come sono stati battezzati sul finire degli anni trenta da uno dei maggiori esperti dell’intero ‘fenomeno’, Maximilien Gauthier, rappresentano ed incarnano la genuinità della gente comune, la profonda esigenza di esprimersi specifica del genere umano, l’innocenza di un impulso assecondato senza impedimenti.
Picasso fu un grande estimatore di  Henry Rousseau , Henry ha proseguito la piccola borghesia francese, fino al 1870 quando sposa Clèmence Boitard, figlia di un mobiliere, che gli darà sette figli e viene assunto presso il dazio della prefettura della Senna (anche se poi passa alla storia con l'appellativo di Doganiere).
Il lavoro al dazio è un lavoro leggero con lunghi tempi morti.
E' proprio per vincere la noia che Henri Rousseau incomincia ad abbozzare veloci disegni a penna e piccoli studi ad olio di luoghi visitati o, più spesso, copiati dalle stampe o dalle fotografie.
Il suo primo vero quadro è datato 1877.
Completamente autodidatta, Rousseau disegna per hobby, ma nel 1884 ottiene il permesso di entrare al Louvre per copiare i dipinti esposti.
Nel 1885 Rousseau affitta un atelier in Avenue du Maine con il sogno di diventare pittore professionista.
I suoi superiori, per favorirlo nelle sue aspirazioni artistiche, gli assegnano incarichi  che gli lasciano il tempo per dipingere e studiare.
Henri Rousseau esordisce al Salon des Refusés, dove viene notato da Signac, che lo invita al Salon des Indépendants del 1886, dove espone quattro tele senza trovare la considerazione sperata.
Al "Salon des Indèpendants", fondato da Georges Seurat  per dar "voce" a quegli artisti non in linea con i gusti dell'epoca, Henri Rousseau partecipa a molte edizioni sempre senza successo.

Antonio Ligabue  con le scene di animali ci riportano al legame indissolubile esistente tra la vita e la terra, sono piuttosto frequenti: ritroviamo serpenti, uccelli, tigri in posizione d’attacco, con le zanne in vista, o che già balzano in avanti verso un’ipotetica preda. In lavori come “Leopardo” e “Il re della foresta” sono presenti alcuni simboli ricorrenti: scorpioni, scarafaggi e insetti di varie specie, felini, scheletri e teschi umani che emergono dalla vegetazione. Spesso, per via delle sue condizioni psichiche, il percorso di Antonio Ligabue è stato paragonato, e ciò avviene tuttora, a quello del grande Vincent Van Gogh. E come non scorgere – in effetti – un’impalpabile corrispondenza, che pare andare piuttosto oltre ad una certa somiglianza delle fisionomie, tra il dipinto “Autoritratto con berretto da motociclista” (1954-1955) ed alcuni autoritratti dell’illustre maestro olandese? Tra le tele di Ligabue , si segnalano “Aquila con volpe”, dal cielo che ricorda certi turbinii espressionisti e “Vedova nera”, del 1951. Il rapporto dell’inquieto artista con la natura, come svelano i suoi soggetti, fu diretto, intenso, carnale: nella sua personale dimensione, amore e morte coesistettero misteriosamente, come accade da sempre, senza la necessità di troppe risposte… In fondo, ciò che fa di un uomo un artista non è tanto il sapere, il virtuosismo del pensiero, quanto l’impulso creativo, la necessità di esprimersi e comunicare, il cosiddetto ‘fuoco dentro’ (e Ligabue ne è un valido esempio). Per questo l’arte dei ‘primitivi moderni’ è stata alacremente valorizzata: perché nasceva da un’esigenza spontanea e sincera, senza eccessive pretese ma anche con un’importante privilegio – la mancanza di corruzione. Dopo aver girovagato tra atmosfere surreali, ingenue seduzioni e fantasiose esplosioni di colore, non ci resta che chiederci quale potrebbe essere il vero significato del temine ‘naif’.
Sono pittori naïf, Louis Vivin, Séraphine de Senlis, Camille Bombois, André Bauchant, Ivan Generalic, Ferdinand Cheval, Grandma Moses, Henri Trouillard, ma una vena naif è facilmente riscontrabile nella pittura di André Breton, Jean Dubuffet, Paul Klee ed è abbondantemente presente soprattutto in Marc Chagall e Antonio Ligabue, oltre che in molte correnti avanguardiste come la pittura metafisica, il Surrealismo, Der Blaue Reiter di Vassilij Kandinskij.

 
 
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