Parlo di me - I NAIF DI GIANNI CIULLA

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Parlo di me

BIO
 
 

Dai tempi della scuola approcciarsi con le matite colorate e da qui mescolare i colori sulla semplice carte era sempre qualcosa che mi affascinava in modo sconsiderato.
L’esperienza dei colori a tempera, la spremitura dei tubetti e la fusione cromatica rendevano le mie prime creazioni per il professore di disegno molto interessante,ma d’altronde da giovai si pensa a tutt’altro le tentazioni della vita  sono altri,spensieratezza, superficialità, gioco amici, ragazze e null’altro.
Un noto cantautore  citava nel titolo di una canzone  “vita spericolata” , la matita o la penna in chi del disegno sente sempre qualcosa, permette istintivamente con lo scarabocchiare la carta di esercitare in modo  quasi spensierato la mano, il tratto, l’ingegno.  
Il  lavoro mi ha portato l’indipendenza economica e da qui  la possibilità di potermi meglio attrezzare per dar sfogo al mio istinto pittorico.
La terra che mi ha accolto il Friuli Venezia Giulia, mi ha dato modo di interessarmi ad una particolare corrente pittorica dei vicini paesi dell’est in particolare la Ex Yugoslavia.
Non per questo frequentando  quasi incuriosito una vecchia galleria oramai scomparsa “ IL TORCHIO “, ho avuto modo di conoscere vari artisti locali di un certo spessore pittorico e da buon giovincello privo di bagaglio artistico culturale, mi apprestavo a sognare ad occhi aperti.
Imbrattavo le mie tele  in una piccola rientranza del locale bagno del luogo dove prestavo servizio, poiché era un luogo lontano dalla mia camera e quindi gli odori dell’olio di lino  e dell’acqua ragia erano sicuramente segregati in quel buco, ma soprattutto perché  quel buco era  un  piccolo forno, un luogo molto caldo dove  i miei impiastri sicuramente  asciugavano più velocemente.
Partecipai  con un piccolo quadro ad un concorso , quando conobbi l’amico collega  Cav .Angelo Capizzi che incoraggiandomi per il mio percorso artistico mi diceva……. non è per te . Continua a fare quello che fai  …. pensa al tuo lavoro,  lasciando svanire il mio sogno senza arte e ne parte.
Non mi scoraggiavo di certo a quanto detto,  cercavo in  tutti i modi a non demordere, affilando sempre le armi, tentando in tutti i modi, con molta umiltà di lavorare per quanto potevo, frequentando  i pittori Naif di Udine,  presenziati da Driussi, mi spostavo qua e la in Regione, prendendo parte  a svariate collettive.
Tempo permettendo per gli incarichi  di lavoro, mi davano modo di riuscire a malapena a  rappresentare qualcosa, ma nel miopiccolo facevo esperienza  con pennelli, tele e colori.
Lo studio dell'arte per me è stato genuino come genuino rimane sempre sviluppare l'idea per dargli vita nella tela,  la continua ricerca dello stile della forma e del colore, fa di me un'uomo non arrivato, ma sempre in cammino con la voglia di scoprire sempre nuovi orizzonti.


 
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