Prof. Marco Menato - I NAIF DI GIANNI CIULLA

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Prof. Marco Menato

RECENSIONI
 
 
 
 

Gianni Ciulla o dell’ironia pittorica

«Proprio per la mancanza di ogni ricerca di stile essi (i naif) dipingono non l’albero, ma tutte le sue foglie, ad una ad una, non un tetto ma ogni tegola con una ricerca analitica dei particolari obbiettivi che conduce a risultati opposti alla obbiettività», con queste parole Luigi Salerno definiva e delimitava il concetto di arte naif nell’Enciclopedia Universale dell’Arte, e non è per mera precisazione terminologica che nella Enciclopedia la cosiddetta arte naif rientri all’interno del più ampio lemma dedicato al “Primitivismo”, alla colonna 52 del volume nono “Primitivi moderni: gli artisti ingenui, spontanei o neoprimitivi”.
Il naif è un fenomeno sociale e artistico proprio dei tempi moderni e nasce dalla frattura profonda fra la triade arte – critica – mercato e l’isolamento nel quale vive il puro appassionato. L’arte naif, specchio del territorio psicologico del pittore, non si inserisce volutamente in alcuna corrente dell’arte moderna (prova ne sia che è assente nella manualistica storico-artistica, anche dalla monumentale Storia dell’Arte Italiana edita da Einaudi che pure tratta dell’arte popolare, che è altra cosa del naif), ma ciò nonostante risulta essere sempre attuale e riconoscibile sotto ogni cielo, anzi si fa un vanto di essere spontanea, ingenua, incorrotta, lontana da ogni ismo. “L’arte naif non contiene messaggi. E’ una manifestazione di gioia che ci riporterà nel giardino dell’Eden dove tutti siamo nati e da cui ci ha allontanati la conoscenza” (Larkin). All’interno di questo generico programma culturale, che è poi la poetica del “fanciullino” di Giovanni Pascoli, ogni artista che vuole definirsi naif è perciò libero di creare il suo percorso senza rispondere a precetti tecnici e/o ideologico-storici che non corrispondano intimamente al proprio essere.
Queste poche parole introduttive servono un po’ a scoprire il personaggio Gianni Ciulla: intanto nella vita reale si occupa di tutt’altro, è nato a Palermo, non ha fatto studi artistici, abita da molti anni fuori Cormòns, patriarca - seppur ancora giovane – di una bella famiglia, dal 1979 ha partecipato a numerose collettive e solo a un paio di personali, ma in compenso si è impegnato nell’associazionismo, dal 1985 al 1997 è stato infatti fondatore e presidente del sodalizio “Pittori e artisti cormonesi”, coltiva molti interessi, dall’informatica, alla fotografia e alla pittura.
Milko Rener scrive che nei quadri di Ciulla non c’è sogno, neppure simbolismo e tanto meno folklore, «si tratta piuttosto di un piacevole divagare in un ambiente armoniosamente umano», e in queste semplici parole sta tutta l’arte di Ciulla, ossia la capacità (e fors’anche la volontà) di narrare storie e di abitare lui stesso – come un fico d’india – in un ambiente che sia armoniosamente umano: tutto congiura infatti a ritenere il nostro vivere un lavoro continuo per imporre una parte di noi.
L’armonia è creata con un disegno tranquillo, misurato, non affollato, con colori caldi, ben stesi; nessun segno è casuale, significa quello che si vede, che vi è minutamente raccontato, ma il reale deve essere percepito dallo spettatore, ogni quadro va visto con pacata attenzione e ogni cosa andrà così al suo giusto posto.
In questo anni Ciulla ha dimostrato di conoscere bene le varie tecniche artistiche (compresa l’incisione), oggi nulla gli manca per aderire a una corrente o a una scuola, ma Ciulla vuole mantenere la sua libertà d’espressione, di essere un po’ filosofo e un po’ artista, ma soprattutto un ironico e disincantato viaggiatore dell’animo umano.
Per me un quadro vale su tutti, ed è quello che rappresenta il ricordo del confine di stato, in esso Ciulla si produce quasi in un elogio del confine e della sua piccola umanità, così lontana dalla retorica politica dei confini abbattuti!


        Marco Menato

 
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