Prof. Milko Rener - I NAIF DI GIANNI CIULLA

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Prof. Milko Rener

RECENSIONI
 

GIANNI CIULLA
Il linguaggio naif non è da confondere con il primitivismo, sebbene si richiami a esso. Nella pittura moderna siamo soliti a considerare come iniziatore della pittura naif Henry Rousseau, il Doganiere, ma nell’ ultimo cinquantennio sembra predominare il verbo della scuola di Hlebine, sia in senso positivo sia in quello negativo: nel senso positivo in quanto vi si è riscoperto l’istinto figurativo e la potenzialità espressiva originalissima di un particolare genere pittorico, nel senso negativo in quanto nello stesso germe appare un processo degenerativo verso l’ambiguità e pura convenzionalità. Ma lo sviluppo di questo linguaggio dimostra indiscutibilmente un arricchimento nella ricerca dell’espressione figurativa.
Nel caso di Ciulla c’è da dire, e lo si è notato già nelle precedenti mostre collettive a cui egli ha partecipato, che si tratta di una scelta ovvia e autentica; egli ha scoperto nello stile naif non già uno espediente per atteggiarsi a fare della pittura facile, bensì il mezzo con cui esprimersi con maggiore immediatezza. E lo si nota subito: a Ciulla non preme di “creare” un paesaggio cosmopolitamente caratteristico, fiabesco, sdolcinato. Libero da convenzioni egli sta riscoprendo il suo paesaggio e in esso una diversa realtà. Sembra quasi che il tempo si sia fermato, nella sua terra reversibile: il tempo si è fermato in piena estate, nella stagione serena, luminosa e feconda, popolata da isolate figure anonime eppure fortemente caratterizzate e volutamente impacciate in quell’abito scuro che così espressamente contrasta con l’intonazione e l’atmosfera del paesaggio. In questi,motivi l’autore sembra evocare le impressioni della sua infanzia, tradotte ormai in termini di esistenza magica. Ma non è sogno il suo, e non v’è neppure del simbolismo in questi dipinti, e tanto meno il folklore: si tratta piuttosto di un piacevole divagare in un ambiente armoniosamente umano. Anche quando Ciulla s’incanta in un paesaggio nordico, invernale, lo trasfigura in una diversa realtà, dove quasi per miracolo spuntano dalla superficie innevata dei corposi fichi d’india per simboleggiare, qui sì, la vittoria della vita su quella “natura morta”.
Milko Rener


 
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